Opere abusive nella discarica, chiesto processo per manager e funzionari

A Testa di Cane un terzo delle vasche in più, l’illecito segnalato in ritardo dagli uffici. L’area è finita sotto sequestro dopo le proteste del comitato dei residenti

di FRANCESCO SALVATORE per Repubblica.it

 

Per i lavori abusivi nell’area di Testa di Cane, il sito confinante a nord con Malagrotta su cui nel 2011 fu realizzata un’appendice della discarica più grande d’Europa, la procura ha messo un primo punto fermo. Il procuratore aggiunto Roberto Cucchiari ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio per gli indagati coinvolti nell’inchiesta. Si tratta di Francesco Rando, il responsabile della E. Giovi, società che gestisce le principali discariche di Roma, accusato, assieme al responsabile del procedimento della stessa società, di violazione delle norme urbanistiche e ambientali. Con loro rischiano il processo anche due funzionari della Regione, Mario Marotta, direttore dell’assessorato alle Attività produttive con delega ai rifiuti, e il suo collaboratore Luigi Minicillo, accusati di omesso controllo, per non aver segnalato tempestivamente alle autorità la relazione su quanto stava avvenendo nell’area di proprietà di Cerroni.

Sul sito di Testa di Cane, sotto sequestro dal novembre del 2011, la E. Giovi avrebbe realizzato una discarica grande più di un terzo delle dimensioni dovute, oltre 13.800 metri quadrati di vasche al posto dei 9mila preventivati, senza fare inoltre una seria e scientifica valutazione dell’impatto ambientale, il tutto in un’area nella quale le falde acquifere sono a rischio.

L’indagine era partita dopo le segnalazione degli abitanti della zona, in particolare degli attivisti del Comitato di cittadini di Malagrotta, difesi dall’avvocato Francesca Fragale, presidente dell’associazione

Sostenibile, che avevano notato, già dalla fine dell’estate di due anni fa, la presenza di nuove vasche per il deposito dei rifiuti. Quindi i carabinieri del Noe, diretti dal capitano Pietro Rajola Pescarini, avevano effettuato i primi sopralluoghi e accertato le irregolarità, che hanno portato poi al provvedimento di sequestro, avvenuto nel novembre 2011.

Successivamente la procura aveva disposto anche una consulenza tecnica, il cui risultato, arrivato nel marzo del 2012, era stato evidente: le vasche realizzate erano grandi oltre un terzo rispetto al consentito, non era stata fatta una valutazione dell’impatto ambientale sulla sostenibilità e inoltre non erano stati comunicati i dati attraverso uno specifico protocollo alla Regione. Alcuni mesi più tardi l’indagine aveva avuto una svolta, con l’inclusione nel fascicolo dei due funzionari regionali, Marotta e Minicillo, che, secondo l’accusa, avrebbero ricevuto la relazione nel proprio ufficio ma l’avrebbero trasmessa all’autorità predisposta al controllo solo alcuni mesi dopo.

Non è questa l’unica indagine sui rifiuti in cui risulta iscritto Francesco Rando. Sono ancora aperti infatti i fascicoli del pubblico ministero Alberto Galanti su Monti dell’Ortaccio e Malagrotta. Per il primo, il rappresentante della E. Giovi è accusato di violazione delle norme ambientali per presunti abusi edilizi, per il secondo, sulle quattro morti sospette nell’area di Malagrotta, assieme a lui ci sono i responsabili della raffineria Total Erg e dell’inceneritore di rifiuti ospedalieri dell’Ama. 

 

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