Liberi……

Il progresso ci ha reso liberi. Siamo liberi di parlare ovunque ci troviamo con chiunque vogliamo con una radiolina senza fili attaccata all’orecchio, (naturalmente se c’hai campo), liberi di muoverci, con le nostre vetture private possiamo andare dove vogliamo e quando vogliamo, liberi di commentare anche comodamente seduti in poltrona, l’evento che stanno trasmettendo in tv, oppure di litigare con una o più persone che non conosciamo affatto sempre comodamente seduti in casa o in macchina, siamo liberi di leggere quello che ci pare (volendo trovare qualcosa di interessante), liberi di credere in quello che ci pare (se riusciamo a non farci influenzare da questo o quello) Insomma siamo liberi. Ma davvero siamo così liberi come vogliono farci credere?

Metti una mattina di fine estate diciamo verso le otto, diciamo che su un’arteria fondamentale per il traffico cittadino (l’Aurelia) succede l’imponderabile (che poi tanto imponderabile non è) un incidente in cui un grosso camion blocca tutta una carreggiata della strada: L’Ingorgo, e non stiamo parlando del noto film di fine anni 70.

incidente-aurelia-15-09-2016Tutta la strada chiusa, traffico in uscita dalla capitale bloccato e deviato sul GRA. Quindi chi doveva andare verso Civitavecchia, dal raccordo usciva a Casal Lumbroso per riprendere l’Aurelia o dal ponte della Monachina (pochi per la verità hanno avuto il brio di sfidare la fortuna passando davanti alla discarica multimateriali fumante h24 ormai definitivamente localizzata davanti al locale Campo attrezzato) oppure percorrere il chilometro a ostacoli di Via Romano Guerra fino al ponte successivo, dopo il bivio di Via Ildebrando della Giovanna.

Quindi tutti liberi di andare dove vogliamo, nelle nostre scatolette con abitacoli vivibili da 2 metri per 2, iper accessoriate con Aria condizionata, vetri elettrici, sedili ergonomici, radio e navigatore satellitare, bluetooth e non so più quali e quante altre diavolerie si sono inventati per rendere  quelle scatolette“confortevoli” e “vivibili”. Ma liberi di andare dove? Dunque la strada era chiusa, e non si poteva andare avanti e nemmeno tornare indietro, ma comunque sempre liberi.

I fortunati che nell’ingorgo non sono capitati, solo perché arrivati un attimo in ritardo, “dirottati” verso il GRA, quelli si che erano liberi di scegliere la strada da fare per andare dove erano diretti, appunto!

Liberi di passare attraverso un immondezzaio, oppure su una strada piena di buche, con quattro supermercati in fila uno dietro l’altro (come se la gente di periferia non avesse che il solo bisogno di mangiare, certo almeno è libera, la gente di questa periferia, di scegliere dove comperare generi alimentari). Una strada nata per il traffico locale, salvo poi diventare “commerciale” e ad alto scorrimento, quindi liberi (i passanti sulla strada di periferia) di rompersi l’osso del collo se a bordo di uno scooter con una ruota si finisce in una delle buche, che nell’arco di poche ore e con l’aiuto della provvidenziale pioggia tipica di questo periodo, presto diventa una voragine.

Liberi di non poter fare a meno di prendere l’auto privata perché lo stato di abbandono periferico della città non permette di muoversi con mezzi pubblici, liberi di non poter andare a lavorare con la metropolitana, la fermata più vicina è il capolinea di Mattia Battistini, ma se si arriva là, la macchina non si sa dove metterla (non ci sono parcheggi).

Liberi di non poter prendere il treno, l’unica fermata della ferrovia che c’era dall’inizio dei tempi (quando ancora c’era la ferrovia ma non il treno) era alla fine di Via Ildebrando della Giovanna, ma è stata soppressa, spostata (forse) verso Casal Lumbroso, in occasione del progetto “Centralità di Massimina” e non si sa più che fine abbiano poi fatto (la fermata il treno e il progetto).

A questo punto liberi anche di continuare a sognare la realizzazione del progetto “Centralità” sperando di vederlo non dico a compimento ma a buon punto almeno, entro questa vita.

Si è proprio vero, tutto questo progresso ci ha reso liberi! Gioia gaudio e tripudio.

(Parolacce impronunciabili vorrebbe invece scrivere la mia tastiera, ma la fermo).

Io non mi sento libera, io mi sento prigioniera, soprattutto della irrinunciabile scatoletta con abitacolo da due metri per due (e sono fortunata perché ce ne sono anche di più piccole) e la paura più grande che ho adesso è quella di rimanerci chiusa dentro, in mezzo ad un ingorgo come quello di stamattina, libera di restarci anche tre ore come è successo a tanti.

Come la prigione che ci hanno costruito intorno con tutte queste innovazione che il progresso ci ha regalato e in cui ci sentiamo “veramente liberi” soprattutto di ascoltare da una scatoletta parlante attaccata al muro tanti, ma proprio tanti “consigli per gli acquisti” (e di vita) e poi inesorabilmente li facciamo nostri………..

Liberi siamo e allora ci ritroviamo, alla prossima

foto: romatoday

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