Malagrotta: 40 anni in poche righe

E’ veramente difficile parlare in modo “leggero” dell’argomento “Malagrotta”, per tutte le complicanze soprattutto tecniche e legali che questo comporta. Ci ho provato.  Voglio sin da ora chiedere scusa per le ovvie omissioni, dimenticanze e inesattezze. I fatti più o meno sono questi narrati, ed è impossibile nominare tutte le persone che se ne sono occupate e se ne occupano ancora, e chi avrebbe fatto meglio a non occuparsene affatto.

Quando i miei si sono trasferiti a Massimina, Malagrotta era una zona rurale, con un piccolissimo centro abitato, un bar, un tabaccaio, il capolinea dell’autobus e tanti casali sparsi di agricoltori e allevatori.

C’era anche uno stabilimento in cui si trattava e si smaltiva la spazzatura di parte della città di Roma.  Era uno stabilimento considerato un modello per la tecnologia utilizzata all’epoca, per l’accuratezza del trattamento dei rifiuti e della separazione e per l’avvio al recupero  siamo nei primi anni ’70 a quei tempi ancora si riciclava e si recuperava. In quegli anni io frequentavo le scuole elementari e in gita scolastica di istruzione, mi portano a visitare questo impianto, curioso per un bambino vedere, affacciato ad un balcone chiuso a vetri, tanti omini (dall’alto sembrano piccoli) vestiti da “palombaro” immersi nella spazzatura che scelgono i vari materiali raccogliendoli in grandi ceste di ferro che scorrono su binari, come tanti piccoli vagoni che entrano e escono da una parte all’altra di quel capannone e, quando il resto della classe scopre che io abito lì vicino, divento famosa: Sono felice di abitare a Malagrotta!

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L’impianto all’avanguardia, riesce ad ottenere di occuparsi anche dello smaltimento di tutta la spazzatura della città di Roma, poi della provincia, poi della regione, poi non si sa più da dove veniva quell’immensa quantità di spazzatura, si sa solo che gran parte dei terreni circostanti il vecchio impianto sono stati: acquistati, sbancati e riempiti….di spazzatura…..tanta…..tutta……perchè la spazzatura non viene più recuperata, riciclata, trattata, ma seppellita (sono gli anni ’80 quelli del consumismo sfrenato)

Le colline tipiche del paesaggio, già in parte erose dall’attività delle cave di sabbia e breccia, vengono rimpiazzate  dalle nuove colline “di spazzatura”. La zona agricola viene trasformata nella “Pattumiera di Roma”, la più grande discarica d’Europa*

Da tanti anni in zona si convive (e si conmuore) con gli odori tipici della spazzatura marciescente, da tanti anni si combatte affinchè questa cosa possa finire, le tante promesse delle autorità, sono rimaste per troppo tempo, parole al vento.

Fortunatamente, da un paio di anni, una delle bandiere del “Comitato Malagrotta” (uno dei gruppi spontanei nati dall’unione dei residenti)  è ora in parlamento eletto (termine che negli ultimi anni è andato in disuso … ndr) deputato.  Di chi parliamo? Ma come non lo sapete?? Il concittadino Stefano Vignaroli! Talmente dedito all’ambiente che è stato insignito del riconoscimento “Uomo ambiente 2014“.

Grazie anche e, soprattutto al suo operato  si riesce a far riconoscere tra una protesta e l’altra, una denuncia e l’altra, il gravissimo e per versi irreversibile,  danno ambientale e umano causato dall’attività della discarica, e limitarne l’uso fino a completa chiusura (ancora oggi non completamente ultimata)

Ma la proprietà non si arrende, e dopo l’ultima sentenza che ne dichiara la definitiva chiusura e ne vieta l’estensione alla vicina area di “Monti dell’Ortaccio” (a ridosso del centro abitato), si appella al “Consiglio di Stato”.

discarica monti dell'ortaccio

Siamo sempre stati in tanti a combattere questa “Guerra”, ma le guerre come questa si combattono anche e soprattutto a suon di carte bollate, e le carte bollate costano. C’è bisogno di un piccolo aiuto da parte di quante più persone possibili, per fare in modo che la nostra voce arrivi anche al “Consiglio di Stato”.

A volte, si può sostenere chi lotta per tutti anche dalla 2a linea, anche da casa, questa è una di quelle!

 

 

* la stampa reporter 10102013 e il fatto quotidiano 14082015

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