Il Business dei rifiuti intervento On. Vignaroli alla Camera

XVII Legislatura – Resoconto stenografico seduta n. 48 del 08/07/2013

PRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI.

Signor Presidente, gentili colleghi, siamo qui a discutere proposte per la Commissione speciale sui rifiuti, un tema caro al Movimento e a chi come me sta vivendo in modo diretto il dramma sociale e ambientale della loro cattiva gestione.Da cittadino attivista mi sentivo abbandonato dalle istituzioni e la cosa che più mi scoraggiava era il muro fra le stesse e i cittadini, non si aveva diritto di accesso alle informazioni, agli atti, ai siti. Ora, da parlamentare questo muro è rimasto pressoché intatto, incontri e atti di sindacato ispettivo non ricevono risposta oppure ne ricevono di generiche da parte del Governo. È impossibile avere informazioni ufficiali, possibile che l’unico strumento per cominciare a lavorare in maniera seria sui rifiuti sia far parte di una Commissione speciale con vincoli di segretezza? Possibile che un cittadino non abbia diritto di sapere nemmeno dati elementari su cosa succede dentro una discarica che si trova sotto il proprio balcone? Possibile che non si possa sapere cosa respiri? Il cittadino informato forse fa paura, ma non ha senso liquidarlo o accusarlo di sindrome di «nimby», non nel mio giardino, in un contesto tipico di mancanza di trasparenza e abbandono da parte delle istituzioni.
Sarà colpa nostra, dei giornalisti, dei comitati, ma nessuno è mai riuscito ad avere un dato ufficiale, nemmeno su cosa entra o cosa esce in un determinato impianto o quale AIA o quale VIA lo abbiano determinato. Quantità, percorsi e qualità del rifiuto, qualcosa nel Lazio, la mia regione, non torna, con l’aggravante del regime di monopolio privato. Malagrotta, dove vivo, è la capitale dell’impero di uno degli imprenditori dei rifiuti più potenti d’Italia, Manlio Cerroni, il sito è fuorilegge dal 1999, lo dice l’Unione europea.Da trent’anni è una comoda fabbrica di soldi a vantaggio del suo proprietario e dei politici a lui collegati, inizialmente attraverso la società Sogein che doveva gestire il primo esperimento di raccolta differenziata a Roma.

Paolo Pampana, ex assessore racconta: semplice, il comune pagava la raccolta differenziata, invece i rifiuti finivano indifferenziati a Malagrotta. Il costo era molto inferiore e i partiti intascavano la differenza, DC e Socialisti ma anche Comunisti e Movimento Sociale.E così arriviamo ai giorni nostri: Rutelli, Veltroni, Alemanno, Storace, Marrazzo, Polverini sono le ultime amministrazioni che hanno visto aggravarsi il problema.
L’ottavo colle svetta a soli 6 chilometri dalla cupola della Basilica di San Pietro.
A rendere la Valle Galeria un sito inquinato non concorre solo una discarica (la più grande d’Europa) ma due nuovi invasi pronti ad allargarla, una raffineria petrolifera, un inceneritore dei rifiuti ospedalieri dell’Ama, depositi di gas, bitumificio, depuratore, cementificio, cave, e un inceneritore CdR.Tra l’altro questo nuovissimo gassificatore (un inceneritore vestito di belle parole, voluto da Cerroni e ratificato dalle amministrazioni PD e PdL, in questo senza soluzione di continuità) ha ignorato la direttiva Seveso II. Tale direttiva europea vieta la costruzione di ulteriori impianti in un’area in cui già insistono altre strutture potenzialmente pericolose. Eppure, lo si è costruito (salvo poi non utilizzarlo) anche con soldi pubblici che hanno rafforzato il monopolio privato e garantiranno a Malagrotta altri 30 anni di vita.E che dire dei 30 milioni già stanziati per la bonifica di quest’area? Forse sono stati interrati assieme ai rifiuti?La qualità dell’aria non sembra il problema maggiore di Malagrotta. Dalle poche indagini ambientali fatte in zona, cito quella dell’ISPRA, che evidenzia grandissime contaminazioni delle acque superficiali e sotterranee e dei suoli.
Vi riporto le conclusioni dell’Istituto: «Il quadro qualitativo delle acque sotterranee è fortemente compromesso e i dati analizzati mostrano una contaminazione diffusa su tutta l’area a causa delle attività industriali e della discarica».Da recenti indagini epidemiologiche risulta che il livello di tumori degli abitanti della zona è del 28 per cento più alto della media di Roma.Io stesso ho perso un padre per questa malattia, e dalle analisi dei miei capelli (mineralogramma) risulto avere alte concentrazioni di mercurio e argento, tipici delle contaminazioni del suolo e delle acque. Tutto questo avrebbe dovuto preoccupare le istituzioni e invece no. Si nomina un commissario straordinario a mo’ di foglia di fico per fargli prendere decisioni scomode e per coprire trenta anni di inefficienze.Goffredo Sottile, dopo mesi, è riuscito solo a proporre un sito appartenente sempre allo stesso proprietario e che si trova vicino a Malagrotta, sopra una falda acquiferaTale commissario, con il prossimo «decreto del fare» (articolo 41, comma 5) viene dotato di poteri assoluti, come ai tempi di Bertolaso, e ha sempre dichiarato di fidarsi del monopolista privato nonostante alcune condanne di malagestione e i tre nuovi filoni di inchiesta che riguardano l’imprenditore: uno sulla gestione di Malagrotta e Testa di cane, sotto sequestro grazie alle denunce di noi «cittadini», non certo degli amministratori locali, e aventi come coprotagonisti dirigenti regionali, già sotto processo anche per Colleferro; un altro sulla gestione truffa del CdR di Albano per servizi mai svolti e, infine, sul filone della cava di Monti dell’Ortaccio.Questi poteri speciali del commissario bypassano la concertazione democratica e la trasparenza. L’Europa lo sa e, anche per questo, sta proseguendo con la procedura di infrazione europea con la Corte di giustizia, grazie alla quale si rischia di far pagare ai cittadini una multa salata di 500.000 euro al giorno. In primis, per il dubbio funzionamento degli impianti di pretrattamento e per il decennale sversamento di tal quale nelle discariche. La tritovagliatura, sulla quale si sta puntando, non è un pretrattamento per l’Europa, che non si fida più nemmeno delle blande rassicurazioni del Governo italiano.Impossibile raccontare in dieci minuti tutto quello che avviene nel territorio laziale. Potrei citare la Valle del Sacco o la discarica di Montello vicino Latina. È stato Marco Omizzolo, coordinatore provinciale di Legambiente, che, studiando i dati ARPA sull’inquinamento di quei terreni, ha notato che nella cartografia apparivano terreni denominati «Coppola-Schiavone». E, da lì, indagini hanno scoperto che quei terreni furono venduti da Antonio Schiavone alla Indeco, attuale gestore dell’invaso S8 della discarica limitrofa. Emerse anche una curiosità: alcuni fabbricati rurali nelle vicinanze risultano di proprietà della Eco Latina Impianti, società che attraverso l’ormai classico giro di scatole cinesi fa capo a Manlio Cerroni.Che dire del caso della discarica di Tivoli? È assurdo che il privato si arricchisca mentre l’amministrazione locale si indebita nella gestione dei rifiuti, sommergendo in questi giorni la città di immondizia.Eppure, l’Europa parla chiaro con le sue direttive: dal 1999 non è più possibile sversare rifiuti non trattati in discarica, mentre dal 2020 nessun rifiuto compostabile o riciclabile potrà essere bruciato o interrato. Tuttavia, noi parliamo ancora di nuovi inceneritori e di toto-discariche, che scatenano una guerra tra territori, una guerra tra poveri. Il comma 5 dell’articolo 5 del «decreto del fare» addirittura mantiene alti gli incentivi agli inceneritori di recente costruzione, definendoli «un bene sociale».Sì, una discarica serve, non sono ipocrita, ma dipende in che contesto la si vuole inserire e con quali finalità. Se gli incentivi, invece che agli inceneritori e alla produzione di energia andassero agli impianti di riciclo e di produzione del compost, ora ci sarebbe la fila per costruirne. Se chi raccoglie o gestisce i rifiuti possiede discariche ed inceneritori, non meravigliamoci se lo scenario attuale è disastroso, sia dal punto di vista impiantistico che culturale.Occorre riformare i contributi che il Conai prende dai produttori degli imballaggi e che, poi, solo in parte vengono smistati ai comuni. Fare nuove leggi sulla riduzione del packaging, spezzare i monopoli e combattere la criminalità, favorendo l’ingresso di piccole e medie imprese che si dedichino esclusivamente al riciclo, in modo da distribuire la ricchezza sul territorio invece che accentrarla su discariche e inceneritori. Si possono modificare in poco tempo gli impianti di trattamento meccanico biologico esistenti, finalizzandoli al recupero di materia piuttosto che all’incenerimento, attraverso le cosiddette fabbriche dei materiali. Gli impianti di riciclo ormai hanno fatto passi da gigante, ma l’impiantistica del riciclo nel Lazio è carente. Se analizziamo i nostri secchi della spazzatura c’è ben poco da destinare alle discariche o agli inceneritori. Si può far tutto, basta volerlo. Basta non dipendere dalle lobby.Come rappresentante delle istituzioni non risponderei mai al telefono a Cerroni: «Sì, va bene, va bene, lo faccio subito», come è noto dalle intercettazioni abbia detto l’ex assessore provinciale, oggi con delega ai rifiuti della ragione Lazio. Né andrei mai a mangiare la coda alla vaccinara con il monopolista, come si vantava di fare l’ex assessore regionale ai rifiuti. Mi sentirei in palese conflitto di interessi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).Sento la voce di chi sta subendo la devastazione dei territori e delle generazioni future. Questa Commissione d’inchiesta sui rifiuti va istituita prima possibile e il MoVimento 5 Stelle dedicherà anima e corpo per farla lavorare al meglio

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