Castel di Guido: Tesori sotto chiave

Nei sotterranei della Chiesa dello Spirito Santo vi è un  mausoleo molto ben conservato. E’ a pianta circolare con un pilastro centrale. La luce penetra da finestre “a bocca di lupo” protette da feritoie. La tomba, costruita in laterizio, è databile tra la fine del III e l’inizio del IV a.C. Costruzioni simili, tipiche del suburbio romano, si trovano sull’Appia Mausoleo di Romolo, Tor Pignattara, e nel complesso dei Gordiani a Tor de Schiavi. Queste vestigia non sono visitabili e aperte al pubblico e tanto meno conosciute. Per accedervi nessuno conosce chi ha la chiave della porta  che si ritrova sul lato sinistro della Chiesa.

In via Sodini, durante una campagna d’indagini archeologiche, sono venuti alla luce numerosi resti archeologici d’epoca romana. Ricordiamo che Castel di Guido sorge sulla vecchia via Aurelia per cui sono stati trovati basoli di selce che lastricavano l’antica via.

Più avanti, sempre su via Sodini in un pianoro tufaceo, sono stati rinvenuti resti di un imponente muro, con rivestimento in laterizio ed un tratto di pavimento. Sembrerebbe che questi reperti appartenessero ad una villa romana d’epoca imperiale. Un’altra costruzione è stata individuata alle spalle della Chiesa del Spirito Santo. Anche in questo cavo d’indagine, è venuta alla luce un breve tratto di muro, due ambienti parzialmente pavimentati con mosaici formati da tessere bianche; poco lontano sono venuti alla luce dei magazzini e vasche intonacate con coccio pesto. Le vasche sono complete di canalette di scolo e tutto fa supporre che questa struttura fosse adibita alla lavorazione di prodotti agricoli.

Nel pendio che va da via Sodini sino a via di Castel di Guido, la vecchia Aurelia, si è scoperta una necropoli molto estesa, alcuni dicono che vi siano circa 300 tombe. Le tombe sono modeste, costruite con mattoni e tegole oblique messe a contrasto. Esse non hanno particolari arredi funebri, ma alcuni inumati hanno la classica monetina, obolo dovuto per il passaggio nell’aldilà. In una tomba maschile sono state trovati dei bracciali in bronzo, mentre in una femminile una cavigliera e borchiette  montate su di una striscia di cuoio. Le tombe, grazie ai reperti trovati dagli Archeologi, come le monete e i  bolli sui laterizi  fanno presumere  che le ville e la necropoli dell’epoca di Antonino Pio e di Marco Aurelio.

In altri scavi è venuto alla luce un Mammut ben conservato. I reperti, catalogati, sono all’interno del Castello e visibili solo su richiesta. Sarebbe opportuno che qualcuno facesse conoscere questi tesori, sotto chiave, ai Cittadini Romani.

Ormai da molto tempo si parla di un Museo della via Aurelia. Il Museo dovrebbe accogliere anche i numerosi reperti archeologici che stanno affiorando a Massimina e che ora sono depositati in un magazzino. Per il Museo si è più volte parlato di restaurare il Casale della Bottaccia, la famosa prima stazione di posta del XII miglio dell’antica Aurelia.

Franco Leggeri

Nessun commento ancora

Lascia un commento

 

}
WP Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com